Cosa vedere a Spoleto

Spoleto è uno dei borghi medioevali più belli dell’Italia centrale e non a caso è meta del turismo anche internazionale che vuole godere della ricchezza artistica di questo centro incastonato nelle colline umbre e dei paesaggi mozzafiato.

Questi luoghi sono stati teatro di importanti eventi storici e di altrettanti personaggi illustri, in quanto ricadevano, come è noto, nello Stato Pontifico.
Diverse sono, infatti, le testimonianze storiche che possono incontrare visitando Spoleto e i dintorni e tutte hanno una preziosità che merita una tappa.

Oltre ad essere patrimonio di cultura e storia, ospita il famoso Festival di Spoleto, uno tra i festival di arte e cultura più importanti di tutta Italia.

Ecco allora cosa vedere nella città umbra.

1. La Rocca Albornoziana

La rocca Albornoziana può essere considerata insieme al duomo, il simbolo di Spoleto. Fu fatta costruire da Papa Innocenzo VI a partire dal 1359 per affermare il predomino pontificio nel periodo della cattività avignonese (1309-1377).
Questa imponente fortezza non a caso si erge in cima al monte Sant’Elia, da dove domina tutta la valle e da cui si gode un panorama che riconcilia con il mondo, tanto è pittoresco.
È stata denominata Albornoziana per il cardinale Albornoz, che seguì da vicino la costruzione.
Nei suoi oltre 700 anni di storia ha visto illustri personaggi soggiornare proprio nelle sue stanze, tra cui la stessa Lucrezia Borgia nel 1499, che era a capo del ducato.
La vista della rocca Albornoziana già da lontano incute rispetto per la sua grandiosità. La stessa si compone di 6 torrioni, 2 corti e un corpo di fabbrica. Una corte era destinata alle milizie, mentre l’altra era adibita a uso abitativo e per il ricevimento di ospiti di riguardo. Fu un punto di riferimento fino agli inizi del ‘500, ma da qui seguirono più di 2 secoli di decadenza, fino a quando nel ‘800 divenne un carcere e rimase tale fino al 1983. Oggi invece è stata interamente ristrutturata ed è divenuta un riferimento culturale per chi ha l’onore di visitarla. Sono stati riportati alla luce antichi affreschi, purtroppo in parte danneggiati dal tempo. Nel cortile è ancora presente un pozzo monumentale, mentre nel salone d’Onore si possono ammirare affreschi di rappresentanza. Oggi la Rocca Albornoziana ospita anche il museo nazionale del Ducato di Spoleto.

2.La fontana del Mascherone

Sulla via per la rocca Albornoziana si trova appoggiata a un palazzo gentilizio la monumentale Fontana del Mascherone, che risale al ‘600 e pare sia stata costruita dall’architetto Emanuele Crise. In alto riporta un’iscrizione che segnala un restauro nel ‘700 e una scritta in latino “Bibe Viatur”, cioè “bevi viaggiatore”. Non è un caso, perché da qui passavano nei tempi andati tutti coloro che dovevano recarsi alla rocca e la strada era lunga. La fontana in realtà si trova in una zona leggermente fuori mano rispetto al centro storico, ma è una fonte d’acqua freschissima che ancora oggi, attraverso la vicina fontanella dove si segnala la potabilità, disseta i passanti.
Il suo nome è dovuto al minaccioso mascherone dalla cui bocca sgorga un getto abbondante, che poi finisce in 3 vasche di dimensioni crescenti. La vasca più piccola si pensa fosse una pietra sepolcrale, vista la forma. Pare che il materiale con cui è stata costruita la fontana arrivi in parte dal Ponte Sanguinario di Piazza della Vittoria, che oggi si trova al livello sottostante il manto stradale. Un tempo questo ponte, così chiamato perché nei pressi avvennero numerosi eccidi, si trovava sul fiume che oggi ha cambiato il suo percorso, per cui non fu più utilizzato.

3.Ponte delle Torri

Il Ponte delle Torri è un’altra opera imponente di Spoleto la cui datazione non è del tutto certa. Molti storici propendono per una costruzione della stessa epoca della Rocca Albornoz, perché porta proprio verso la fortezza, altri, invece, pensano sia avvenuta prima del XIII secolo, per via dello stile romanico e delle arcate a ogiva. Rimane il fatto che è lungo 230 metri e alto circa 80. Tra le sue particolarità ci sono i 2 piloni centrali che risultano cavi e provvisti di porte. È verosimile che fossero usati come rifugio. Il fatto che ai lati del ponte ci siano 2 torri di avvistamento, quella del Fortilizio dei Mulini e quella della chiesa di San Pietro, lascia presupporre che avesse anche una funzione difensiva e di avvistamento.
La vista che si gode dal Ponte delle Torri è molto suggestiva e al tramonto assume ancora più fascino perché si apre sulla gola del sottostante torrente Tessino e arriva fino alla rocca.

C’è un finestrone più o meno al centro del ponte che è una sorta di affaccio panoramico, in quanto da un lato il ponte è sovrastato da un muro alto circa 12 metri sotto del quale c’è la strada pedonale con il parapetto. L’attraversamento tuttavia è stato interdetto da circa 3 anni a causa del terremoto che ha colpito il centro Italia. Tra le sue funzioni il Ponte delle Torri aveva anche quella di acquedotto, che pare abbia ripreso da quello antecedente di epoca romana.

L’imponenza di questo ponte a 10 archi è qualcosa di estremamente affascinante per chi lo attraversava a piedi per arrivare alla rocca di Albornoz. Lo testimonia anche un’iscrizione che ricorda quando anche Goethe nel 1786 passò da qui e riportò le sensazioni provate nel suo libro “Viaggio in Italia”, definendolo “grandioso”

4.L’Arco di Druso

L’Arco di Druso, detto anche Arco di Druso e Germanico, prende il nome rispettivamente dal figlio dell’Imperatore Tiberio e dal nipote, che fu poi adottato dallo stesso sovrano. La sua costruzione risale al 23 d.C. e fu commissionata dal Senato spoletino.

Lo conferma l’iscrizione che si trova proprio in alto nella parte centrale. L’arco di trionfo ricorda, per la precisione, la morte di Druso. Tra le bellezze architettoniche da ammirare a Spoleto l’Arco di Druso è certamente una delle più antiche ed è collocato sulla strada che collega Piazza del Mercato con piazza della Libertà.

È facile intuire che la sua scoperta fu importantissima per la città umbra: avvenne negli anni ’50 ad opera dell’archeologo Giuseppe Sordini.

Quest’ultimo scoprì anche che a un livello sottostante, in corrispondenza del basamento dell’arco, era stato eretto un tempietto del I secolo, di cui oggi si possono ammirare i resti in una colonna e per alcune arcate oltre la balaustra a lato. L’Arco di Druso si presenta incastonato tra le costruzioni più moderne e di epoca medievale, ma si distingue per il suo stile possente e inconfondibilmente romano.

5.Il Tempietto sul Clitunno

Il Tempietto sul Clitunno, oggi chiesa di San Salvatore, è un monumento di epoca romana databile tra il III e il VII secolo d.C. Si trova nella località di Campello sul Clitunno, a circa un chilometro di distanza dalle famose fonti di questo fiume. Alcuni storici non sono d’accordo nel considerarlo una costruzione cristiana, in quanto ha uno stile corinzio e si rifà alle fattezze di un tempio pagano.

Sembra però che un’iscrizione con il fregio attribuito all’imperatore Costantino e altre epigrafi che richiamano il redentore e la resurrezione, non lascino dubbi sulla sua attribuzione a una sorta di cappella cristiana. In realtà questo tempietto è uno dei 7 luoghi nei dintorni che testimoniano la presenza dei longobardi nel centro Italia ed è una vera rarità in tal senso.

Il tempietto sul Clitunno si trova sotto il livello della strada principale e si affaccia su una delle risorgive di cui questa zona è ricca. La presenza di una fonte è stata il motivo per cui sia l’imperatore Caligola che papa Onorio vollero fare una sosta in questa zona.

Oggi questo gioiello architettonico attende i suoi visitatori in un luogo ameno e solitario, con la certezza che non rimarranno delusi dalla visita di un vero capolavoro. Nel 2011 è stato inserito tra i luoghi Patrimonio dell’Umanità Unesco.

6.Monteluco di Spoleto

Monteluco è una frazione di Spoleto a circa 800 metri s.l.m ed è un luogo che richiama al misticismo francescano e al passaggio di numerosi santi e beati che qui hanno trascorso periodi di eremitaggio.

Pare che nel centro e nei dintorni oggi siano rimasti soltanto 30 abitanti sparsi su questa collina, raggiungibile anche dal Ponte delle Torri o dalla strada panoramica.

Tra i luoghi di maggiore interesse da visitare c’è il Bosco Sacro, dove si trova il Santuario di San Francesco eretto nel 1218. È qui che il santo realizzò la sua idea di preghiera in solitaria, insieme ai frati che pian piano si raccolsero nella comunità.

La zona è ricca di piccole grotte naturali nella quali rimasero in orazione Sant’Antonio da Padova, San Bernardino da Siena, San Bonaventura, solo per citarne alcuni.
Ancora oggi si avverte la sacralità di questa fitta vegetazione, che lascia incantati e spinge all’introspezione.

Diversi sono gli eremi da visitare a Monteluco e tra questi quello di Santa Maria delle Grazie insieme all’abbazia di S. Giuliano del 1100. Per chi ama i percorsi a piedi può intraprendere il Giro dei Condotti, che segue proprio le antiche condutture dell’acquedotto di Cortaccione, che arrivavano fino al Ponte delle Torri.

7.Ex Ferrovia Spoleto-Norcia

Tra i luoghi da visitare a Spoleto spingendosi nelle zone boschive e collinari fino a Norcia, c’è il vecchio percorso della Ferrovia tra i 2 centri.
L’ex Ferrovia Spoleto-Norcia è un brillante esempio di come si può recuperare il sedime ferroviario e trasformarlo in un percorso ciclo-pedonale mozzafiato.

La linea fu inaugurata nel 1926 e chiusa nel 1968, ma solo nel 2014 il percorso, che è lungo poco più di 50 km, è stato riqualificato e il risultato è qualcosa di spettacolare a livello paesaggistico e naturalistico.

Si parte da Spoleto e per circa 20 chilometri, fino a Cerreto-Sellano, la vecchia linea ferroviaria è un susseguirsi di sentieri sterrati, ben tenuti, ricca di opere architettoniche come ponti e gallerie elicoidali, di fabbricati delle vecchie stazioni, oggi restaurate, che in alcuni punti sono diventati centro di informazioni e di ristoro.

Tra queste ci sono la stazione della stessa Spoleto, quella di Caprareccia, fino a Borgo Cerreto. Periodicamente il percorso viene ripulito dalla vegetazione e alcune gallerie non sono illuminate benché lunghe, per cui il consiglio è quello di portare con voi una torcia o un cappello da minatore con lampada.

Sarà un’esperienza unica, un tuffo nel passato relativamente recente e un modo per conoscere da vicino quelle zone naturalistiche che in altri modi non si potrebbero visitare. Il percorso può essere intrapreso in alternativa solo per alcuni tratti e si può usufruire delle guide per i non esperti, anche se non mancano le indicazioni.

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