Casa Romana di Spoleto

A Spoleto, arte e storia umbra

L’Umbria è una regione che regala forti emozioni ed esperienze turistiche dalla storia, all’arte passando per la gastronomia.

La città di Spoleto racchiude un po’ l’essenza storica ed artistica di questa regione che ogni anno riesce ad incantare turisti da tutto il mondo con le sue architetture urbane composte da stradine in pietra, monumenti e piccoli vicoli stretti.

Spoleto ha usa storia incredibilmente antica, infatti i primi insediamenti urbani si sono collocati già nell’età del bronzo ma è sotto la colonizzazione romana che conosce la spinta che ha portato la città ai nostri giorni. Proprio le testimonianze romane si manifestano in più punti della città tra cui la Casa Romana, una dimora che fu scoperta alla fine dell’800 e che rappresenta un’attrazione unica per il turismo storico.

È infatti un edificio signorile risalente al primo secolo d.C. e scoperto dall’archeologo Giuseppe Sordini nativo proprio di Spoleto.

La sua collocazione è piuttosto singolare in quanto si estende in parte al di sotto di Piazza del Municipio ed in gran parte al di sotto del Palazzo Comunale del quale sostanzialmente compone le fondamenta, pertanto oggi è visitabile ed è uno dei più apprezzati musei archeologici in Umbria.

Gli storici affermano che la casa fu in uso fino all’alto Medioevo per poi essere distrutta probabilmente da un incendio. Successivamente, la storia della Casa Romana si intreccia con la costruzione del palazzo della famiglia Brancaleoni che donò nuova vita, alla fine del 700, ad alcuni ambienti nella parte anteriore dell’antica Casa Romana.

Soltanto alla fine dell’800 si realizza un ingresso che affaccia su Via Visiale e che dava sulle stanze già scavate e coperte in quel periodo. Successivamente al completamento dello scavo, i restauri degli interni iniziarono molto tempo dopo, infatti i numerosi mosaici, gravemente danneggiati anche dalle infiltrazioni d’acqua della pavimentazione della piazza sovrapposta, furono attenzionati dall’opera di restauro soltanto nel 1943 ad opera dell’Opificio delle pietre dure di Firenze, un istituto con una storia secolare ed ora sotto il controllo del Ministero per i beni culturali e ambientali.

La ricostruzione ed i ritrovamenti

Fu l’ambasciatore inglese Lumeley a contribuire finanziariamente all’opera di scavo iniziata dall’architetto Sordini.

Quelli dell’epoca furono i primi scavi che interessarono la zona antistante il Palazzo Comunale. Durante questo primo scavo furono rinvenuti quelli che ora sono gli ambienti centrali e quelli del versante destro della casa, pertanto emersero l’atrio oltre che il cubicolo ed il triclinio. Successivamente fu il Ministero della Pubblica Istruzione a farsi carico degli scavi, insieme al Comune che da solo non era nelle condizioni di sopperire al fabbisogno di risorse economiche.

Proprio la necessità costante di fondi da destinare agli scavi, rallentò molto i lavori che si conclusero nei primi del 900 con il recupero del peristilio nel 1912, ovvero il porticato che racchiudeva il giardino.

Compongono la struttura anche i cubicola, locali di piccole dimensioni usati come camere da letto, ed altri locali quali disimpegni ed il famoso tablinium, l’ambiente principale della domus.

Tutti i locali della Casa Romana sono abbelliti da pavimenti in mosaico mentre sulle pareti, in più punti, è ancora possibile ammirare porzioni di affreschi. Tra i ritrovamenti più interessanti vi sono delle iscrizioni rinvenute all’interno del pozzo che serviva l’abitazione, è una frase dedicata all’imperatore Caligola e firmata a nome di Polla.

Ecco perché gli archeologi ipotizzano che questa importante dimora sia appartenuta a Vespasia Polla, nient’altro che la madre dell’imperatore Vespasiano che infatti trova le sue origini proprio a Norcia.

La storia ci tramanda di proprietà appartenute alla famiglia di Vespasiano proprio a Spoleto ed a Norcia.

Degli scavi, inoltre, si ha una memoria precisa e conservata del bollettino che l’archeologo Sordini riempiva di tutti i dettagli in corso d’opera. Questa raccolta di dati era pubblicata sul periodico La Nuova Umbria sotto lo pseudonimo di Spoletanus.

Ma la pubblicazione più rilevante per quantità e qualità di informazioni è la rivista Notizie degli Scavi datata 1913 e pubblicata sempre da Sordini. La raccolta conteneva reperti illustrati con acquarelli, inchiostro di china e matita da alcuni artisti. Vi sono, infine, anche delle raccolte di appunti custodite presso l’Archivio di Stato di Spoleto.

Una domus patrizia di prima epoca imperiale

L’edificio ha dimensioni che certamente non lo collocano ai vertici delle domus romane di alto rango ma non è accertato che non avesse anche un piano superiore che nel tempo sia stato completamente distrutto.

La pavimentazione di ogni ambiente era in mosaici e le pareti accoglievano gli affreschi e sui soffitti vi erano notevoli stucchi mentre il tetto era decorato da elementi colorati e realizzati in terracotta.

Nel 2002 sono terminati i lavori di restauro delle pavimentazioni che sono durati un decennio e consentono di poter ammirare oggi i mosaici in uno stato di conservazione ottimale.

Questi abbellimenti sono un chiaro riferimento che la domus era una dimora patrizia realizzata secondo canoni molto in voga alla fine dell’età repubblicana fino all’affacciarsi di quella imperiale.

Ulteriore elemento simbolo del rango sociale della proprietà, è la vicinanza al foro cittadino.

La Casa Romana è inoltre dotata di una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana perfettamente visibile al contrario di vari altri elementi che suggeriscono la presenza di altre stanze ma ora andate completamente distrutte, infatti lo stesso ingresso è attualmente collocato direttamente sull’atrio. Insomma, un’attrattiva unica per il turista che voglia entrare in contatto diretto con la l’antica storia romana del centro Italia.